6^ Biennale dei Giovani Fotografi Italiani
22 settembre - 11 novembre 2018
Istituto Italiano di Fotografia
Sezione scuole

di Gigliola Foschi

“Diritti e conflitti”: il tema, complesso e importante, proposto nel 2018 dalla Biennale di Bibbiena ha costituito una significativa occasione per aprire, con gli allievi del Corso Superiore Professionale dell’Istituto Italiano di Fotografia, un momento di riflessione, dialogo e dibattito, sui tanti problemi contemporanei legati al progressivo ridimensionamento dello stato sociale e dei diritti. L’opportunità offerta dalla Biennale è stata quindi altamente educativa. Ha agito come uno stimolo per aprire con gli studenti una discussione capace di affrontare problematiche spesso colpevolmente rimosse dai media e da una collettività sempre più inconsapevole, schiacciata tra edonismo e narcisismo dilagante, guerre tra poveri e odio verso i più deboli, erosione dell’etica pubblica e drammi sociali vissuti in modo privato e solitario.

La ricerca di Christian Brentano, Inclusion, s’inserisce nella tradizione del reportage fotografico, a cominciare dalla sua esperienza presso l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), attiva a Cinisello Balsamo (MI). Grazie anche a un approccio empatico e sincero, le sue fotografie ci fanno capire come un impegno di cura e accudimento possa determinare un profondo e positivo cambiamento di vita in chi non si ritrova più escluso, ma riconosciuto come persona e valorizzato nelle sue capacità. Avendo dichiaratamente scelto Gabriele Basilico quale guida e maestro, Simon Fiorentino indaga il quartiere del Corvetto (periferia sud-orientale di Milano) per evidenziare le realtà contrapposte e contigue di tale area urbana: da una parte infatti il quartiere è costituito da un complesso ordinato di case popolari realizzate nella seconda metà degli anni Venti; dall’altra presenta edifici residenziali “di pregio”, sorti però in modo disordinato, senza un progetto urbano o sociale. Con i suoi dittici, Andrea Calvaruso punta il dito, in modo dissonante e intenso, sulla depressione e i disagi emotivi di una generazione sempre più monitorata e tuttavia abbandonata ai propri interrogativi: giovani costretti a primeggiare per non soccombere e, proprio per questo, sempre più divisi tra successo e senso di inadeguatezza. Non a caso, anche il lavoro di Clara Parmigiani Quarter life crisis, costituito da frammenti visivi evocativi e poetici, nasce dall’esigenza di capirsi e auto-accudirsi in una situazione di ansia e confusione causata dall’incertezza dei rapporti sociali e del lavoro; la sua ricerca intima e personale si rovescia così in una sorta di diario emozionale di una generazione di giovani, schiacciati tra un diffuso mal di vivere e l’imperativo di dare voce a loro stessi (già, ma quale voce?) per puntare verso il futuro. Metaforica e basata su una accurata messa in scena è invece la ricerca di Beatrice Sana Gallone, 1522, che prende il titolo dal numero di telefono a cui possono rivolgersi le vittime di violenza e stalking. Da una parte il suo lavoro fa riflettere su come molte donne si ritrovino intrappolate in rapporti negativi e violenti, dall’altra evidenzia l’importanza di un servizio sociale fondamentale, che viene dato troppo spesso per scontato. I

n conclusione, le opere in mostra ci fanno capire quali siano le problematiche, relative al tema “Diritti e Conflitti”, che hanno maggiormente coinvolto -in modo anche intimo- alcuni allievi dell’Istituto. Al tempo stesso evidenziano come la fotografia si serva oggi di molteplici linguaggi visivi, capaci di far tesoro delle lezioni del passato, ma anche di aprirsi verso nuovi territori espressivi.