6^ Biennale dei Giovani Fotografi Italiani
22 settembre - 11 novembre 2018
LABA (Libera Accademia di Belle Arti) di Brescia
Sezione scuole

di Virgilio Fidanza

Con la nuova edizione della Biennale dei Giovani Fotografi Italiani, va ancora una volta di più riconosciuto il ruolo stimolante e unico di questa iniziativa.

Esprimo quindi a nome della direzione, del dipartimento di fotografia e degli studenti LABA il nostro più sincero e sentito ringraziamento al Centro Italiano della Fotografia d’Autore.

Il tema di questa edizione è fortemente impegnativo, alto e meritorio, ma è inutile nascondere che qualche problema si è posto. I tempi in cui viviamo, innegabilmente oscurati e disumanizzati dal predominio tecnologico e dalla globalizzazione, disorientano le nuove generazioni assai più e in maniera crescente, rispetto a quelle che a partire dagli anni sessanta del secolo scorso le hanno precedute. Tutto ciò per poter dire che, senza fare ovviamente colpa alcuna ai nostri giovani, per loro questo tema ha avuto sicuramente poco fascino. Nelle altre edizioni le richieste di partecipazione, dei nostri studenti, erano più numerose. Detto ciò potremmo terminare il discorso sentenziando che forse sarebbe di gran lunga più utile che gli organizzatori abbassassero un po’ il tiro delle loro proposte? Credo proprio di no, anzi. Proviamo allora a fare altre considerazioni e cioè: se a fronte di una richiesta alta, di una lacerante attualità, corrisponde una scarsità di interesse, anzi di indifferenza sin qui mai registrata, forse dovremmo, in quanto adulti e formatori interrogarci sulle cause di questa indifferenza. Di certo quando iniziamo ad essere indifferenti al destino degli altri, che ci è attuale o prossimo, siamo innanzitutto indifferenti verso noi stessi; siamo cioè non-curanti di noi stessi e gettati nella perdita di senso non apprendiamo e non ci consentiamo le passioni forti, e sembrano affievolirsi persino le pulsioni della specie. Non è casuale che, in questi ultimi anni, gli studenti richiedano una formazione più tecnica, e ciò non si traduce forse come richiesta di più tecnica e meno cultura, e più materie “pratiche” e meno materie culturali? Da qui è sicuramente necessario ripartire come formatori, perché il formatore si confronti, si interroghi e attui opportune strategie, e oltre a tenere costantemente alzato il tiro, testimoni in prima persona con la sua esistenza la profondità dell’essere, e non sia solo un depositario passivo di un sapere che, in quanto solo posseduto ma non vissuto, puzza di potere.

I progetti degli allievi LABA proposti in questa VI Edizione, affrontano concettualmente la tematica proposta, e la fuoriuscita dal reportage per un tema simile, se da una parte appare come una presa di posizione che si manifesta nella rinuncia all’uso della fotografia come documento verità, dall’altra, in contrasto con l’indifferenza, assume il valore di un gesto politico cristallino nella sua accezione più alta e diretta.

Assistiamo quindi a differenti espressività che sono l’orma e l’impronta dei loro autori, risultato di un confronto tra l’intima coscienza e le cose del mondo, e questo quantomeno restituisce profondità e senso al gesto fotografico, che spesso mette in scena solo inutili virtù dell’autore. Forse più che di bellezza, nelle nostre accademie, dovremmo parlare di passione, di sapere ma anche di tanto sapore per la vita e di cosa può essere giusto e buono per la polis; certamente senza nessuna verità ma con ostinata ricerca e tanto spirito critico riuscire ad ergerci contro ogni pensiero unico e normalizzante.